Avete mai pensato a quanto i vostri gusti inquinino ciò che potreste gustare? Mi spiego meglio. Se qualcosa non ci piace a prescindere, o peggio è vittima di un pregiudizio, avete mai riflettuto su cosa in realtà vi state perdendo?


A me è capitato in questi giorni grazie ad un tatuaggio che ho visto sul web. Questo:

La prima cosa che ho pensato guardandolo è “che trashata”, senza nemmeno valutare un possibile valore aggiunto artistico o sentimentale. Poi, preso dalla curiosità ho cercato qualche informazione in più in merito, così da capire si se potesse trattare di una fake o meno.

Su Google è spuntato un articolo con la storia di questo tatuaggio che vede come protagonisti Riccardo e suo nonno, scomparso improvvisamente nel 2020, proprio nella data indicata sul biglietto.



Il fatto che il tatuaggio sia indubbiamente originale e che Riccardo abbia scelto di ritrarre, oltre alla tratta che faceva sempre con il nonno, anche il logo dell’azienda ferroviaria, non dovrebbe scatenare ilarità. Eppure quel logo riesce a farlo: trasportare tutto il messaggio in una dimensione che oggi è vista, per buona parte, trash.

Ma cosa c’è di strano se un ragazzo della nuova generazione sceglie di seguire il proprio istinto estetico? Cosa meraviglia al pensiero che loghi come quello entrano talmente nell’intimo di ognuno di noi tanto da diventare, come in casi simili, dei veri e propri lustri?

Nella breve intervista pubblicata su PrimaMonza, si legge addirittura l’entusiasmo del tatuatore che sottolinea il lato intimo ed empatico dell’idea stessa.

Tutto questo mi ha acceso una riflessione:

È vero che i gusti personali sono indiscutibili. Essere però capace di mettere in discussione i propri gusti e le proprie scelte, ti rende la persona più credibile quando si parla di differenze e capacità di goderne. Condividi il Tweet


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