Scattare una foto ad un bambino durante l’era vittoriana non era un’operazione semplice. Per questo motivo nacque quella che ad oggi è conosciuta come la tecnica della “madre nascosta”.
Le macchine fotografiche dell’epoca impiegavano tempi biblici per scattare una foto, a confronto delle odierne. Questo significava dover mantenere una posa statica per almeno trenta secondi (per le macchine fotografiche più promettenti) o addirittura minuti.

Tenere immobile un bambino per tutto quel tempo, esattamente come oggi, era un’operazione impossibile. La sensibilità delle macchinette poi obbligava a una lunga esposizione, questo voleva dire che il minimo movimento avrebbe rovinato l’intero scatto rendendo la parte in movimento sfocata.
Ai tempi uno scatto fotografico aveva un prezzo tutt’altro che irrisorio. Non tutti potevano permettersi una foto e con un tasso di mortalità infantile molto alto, questo poteva significare perdere la possibilità di conservare un ricordo visivo del bambino.

Per questo motivo la madre (o spesso la collaboratrice domestica) si metteva addosso una coperta o una tenda così da essere trasformata in uno sfondo vivente.
Il risultato era si inquietante ma almeno era producente. Le immagini ottenute erano quasi perfette. Il fenomeno della “madre nascosta” ebbe un periodo di vita tra il 1840 e il 1920 dove con l’avvento di macchine fotografiche sempre più moderne, i tempi di scatto si ridussero drasticamente.

Non riuscire o dimenticarsi di fare una foto ad un bambino poteva significare ricorrere alla tecnica della foto post mortem, ovvero defunti messi in posa per fingere che siano ancora vivi, così da ottenere una foto ricordo. In questo caso, nonostante i tempi, le foto risultavano naturalmente nitide grazie all’assenza di movimento.



Fonte: Wikipedia / rarehistoricalphotos.com
















