Perché non serve essere intelligenti per avere successo: il caso paradossale di Lord Dexter

Perché non serve essere intelligenti per avere successo: il caso paradossale di Lord Dexter

Il mondo è pieno di gente che studia il vento per capire dove andrà la foglia, poi arriva un folle che non sa nemmeno cos’è il vento e la foglia gli cade dritta in tasca. Timothy Dexter era esattamente quel tipo di uomo: un autodidatta del caos che ha trasformato l’ignoranza in un metodo scientifico di arricchimento.

Tutto comincia con un mucchio di carta straccia.

Nel 1780, Dexter usò i suoi pochi risparmi per comprare la valuta continentale svalutata, una moneta che all’epoca valeva meno della polvere sotto i mobili.

Mentre i saggi se ne liberavano, lui la accumulava per puro istinto. Quando la Costituzione degli Stati Uniti stabilì che quella carta poteva essere scambiata con obbligazioni, Dexter passò da conciatore di pelli a uomo più ricco del quartiere.

I suoi vicini, che si credevano sicuramente più intelligenti di lui, cercarono di rovinarlo dandogli consigli deliberatamente suicidi a livello economico. Gli suggerirono di spedire scaldini per il letto (quelle pentoline in rame con il manico lungo) nelle Indie Occidentali, dove il caldo è tale che l’unica cosa che vorresti infilare tra le lenzuola è un cubetto di ghiaccio. Dexter lo fece davvero, fregandosene di qualsiasi calcolo o preventivo. Una volta arrivati ai Tropici, i capitani delle navi non riuscirono a venderli come riscaldatori, in compenso li spacciarono come mestoli giganti per la produzione di melassa. Vendette tutto con un profitto enorme.

Perché non serve essere intelligenti per avere successo: il caso paradossale di Lord Dexter
Timothy Dexter in una illustrazione d’epoca

Convinti che fosse solo un colpo di fortuna, i rivali gli proposero di esportare guanti di lana in Polinesia.

Dexter accettò la sfida e spedì migliaia di paia di guanti verso il sole cocente.

Proprio mentre il carico attraccava, una flotta di mercanti russi arrivò nello stesso porto: avevano bisogno di lana per il freddo del nord e comprarono l’intero stock di Dexter a peso d’oro.

La sua logica era un binario morto che però portava sempre a destinazione: non faceva la cosa giusta, faceva la cosa e basta.

Quando scrisse la sua autobiografia, A Pickle for the Knowing Ones, decise di ignorare completamente la punteggiatura perché la considerava un inutile fastidio per la vista. Il libro era un ammasso illeggibile di parole. Alle lamentele dei lettori rispose stampando un’appendice finale con solo punti e virgole, dicendo a tutti di “condirli” come preferivano.

Timothy Dexter non era un genio, era la pecora nera della nostra pretesa di controllare la realtà.

Tra le sue stranezze da menzionare c’è il suo finto funerale, organizzato solo per vedere chi sarebbe venuto e chi avrebbe pianto. Quando si accorse che la moglie, sapendo del suo finto funerale, non stava piangendo abbastanza di fronte agli ospiti, si alzò dalla bara e la insegui con un bastone con le più cattive intenzione. Era strano, forte.

Perché non serve essere intelligenti per avere successo: il caso paradossale di Lord Dexter
La casa di Timothy Dexter

Assunse un venditore ambulante di pesce come “poeta laureato” personale per scrivergli odi celebrative. Vantava il suo poeta personale con tutti ed essendo diventato molto ricco nessuno osava dirgli nulla, anzi, in molti assecondavano la sua stranezza convinti di trasformare le lodi in profitto.

È morto ricco, titolato da se stesso e circondato da statue di legno che lo celebravano come il più grande uomo del mondo.

Timothy non vinceva perché era bravo. Vinceva perché il caos non ha pregiudizi.

Fonte: Wikipedia

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