L’ignoranza nella storia dell’uomo è sempre esistita ed è destinata ad esistere per sempre, questo perché essere ignoranti non è una malattia guaribile ma la scelta libera di una condizione dove impera, appunto, l’ignorare ciò che non si reputa interessante o vero. Si prende in considerazione quindi una visione propria delle cose senza ascoltare considerazioni, informazioni o studi altrui.

Socrate disse: Io so di non sapere.

Questo fu uno dei primi segni dove l’uomo si affidava alla logica del continuo apprendimento, del continuare a mettere in dubbio le proprie convinzioni, non perché insicuro di ciò che sa, ma al contrario, perché certo che se ciò che sa è stato appreso, finire di apprendere significherebbe finire di sapere.

Cosa porta quindi l’uomo a scegliere l’ignoranza con fierezza e convinzione? Diversi fattori.

In primis c’è la comodità di non doversi mettere in dubbio, di poter fare delle proprie insicurezze, nel tempo, le proprie certezze. Per farvi un esempio, c’è chi pensa che la scuola sia un obbligo e nel frequentarla non comprende l’opportunità di avere il “diritto” di studiare, pensando solo di avere il “dovere” di farlo. Concludere la scuola e smettere di sentirsi in continuo esame diventa quindi una conquista e una vittoria nella propria battaglia personale di sentirsi in “dovere” di studiare. Vittoria che, sempre secondo proprie conclusioni, si manifesta nella libertà di vivere secondo le proprie considerazioni senza che nessuno possa dire niente.

Una condizione di ignoranza come questa prolifera sopratutto in una società dove il senso civico è calpestato o messo in pratica a intervalli. Se non si stabiliscono delle regole, se sono stabilite ma non rispettate, se addirittura non esistono, quelle che sono le regole proprie di ciascuno vincono indubbiamente su tutto il resto donando il premio più ambito da un ignorante (che allo stesso tempo equivale a una specie di riconoscimento) ovvero la “ragione”

Ecco perché si dice “La ragione è dei fessi”

perché è qualcosa che conclude un discorso senza ammettere risposte, confronti e crescita. Chi non accetta di confrontarsi o di crescere, nella cultura popolare, era considerato un fesso. Era.

Al giorno d’oggi, una politica che da anni va avanti per consenso lasciando da parte il senso, una bombardamento mediatico volto a dettare le regole emulando le bassezze dei propri spettatori così da creare clienti affezionati e un panorama social che mette tutti sullo stesso piano, così che le discussioni possano proliferare senza responsabilità civica e quindi trasformarsi in visualizzazioni, che nel web sono sinonimo di guadagni, ha creato una società dove l’ignoranza è passata ad essere da un problema ad un’opportunità.

Come sfruttare l’opportunità dell’ignoranza a proprio favore trasformandola in potere personale?

Adesso vi spiego un paio di trucchi, dimostrati, che vi aiuteranno a farlo. Che la vostra intenzione sia di cominciare una carriera politica, di conquistare un posto attraverso il “lecchinismo” o anche di diventare i rappresentati di istituto, tenete bene a mente queste regole. Cominciamo.

Imitate le persone a cui vi rivolgete

Passo fondamentale per raccogliere l’attenzione e la stima altrui è imitarne i comportamenti. Che interesse avrebbe una persona con anni di esperienza su vari temi alle spalle a dirvi che la sera sta mangiando la fetta biscottata con Nutella? In quel modo crea empatia con chi lo guarda e si riconosce in lui in quel gesto. Chi lo guarda cancella da li in poi l’idea che il politico, il vip o la persona di turno sia diversa da lei, riconoscendone la vicinanza nei gusti e nella scelta delle azioni.

Una persona ignorante in fondo è una persona insicura che ha costruito un muro di ottusità per difendere la propria coscienza profonda, comportarsi come lei significa bussare semplicemente a questo muro ed entrare facendosi aprire la porta, senza buttare giù il muro.

Non ammettete mai errori e fate le “vittime forti”

Ammettere di aver sbagliato significherebbe offendere la fiducia di chi vi segue, lasciando spazio a ragionevoli dubbi. Non lo fate. Per non peccare troppo di superbia e allo stesso tempo assecondare l’ignoranza (quindi la coscienza della propria fragilità citata prima) c’è un metodo infallibile per non ammettere in chiaro un errore. Ve lo spiego.

Facciamo caso che qualcuno vi metta di fronte a un’innegabile verità chiedendovi di ammettere un errore, sappiate che potete dare due tipi di risposte:

La prima è quella normale: “Ammetto di aver sbagliato”

La seconda è quella performante per conquistare la fiducia di un’ignorante: “Se lei dice che ho sbagliato facciamo che sia così”

In tutti e due i casi si ammette l’errore, solo che nel secondo caso si entra nelle vesti della “vittima forte”, cioè di colui che addossa la colpa non al colpevole ma a chi lo accusa.

Fate vedere che lavorate per gli altri con gesti semplici

Lo sapevate che, ad esempio, Benito Mussolini lasciava la luce del suo ufficio accesa di notte così che gli Italiani pensassero che fosse sempre a lavoro per loro? Non dimenticate mai che l’ignoranza risiede anche nell’insicurezza, sapere che c’è qualcuno che lavora al posto tuo incoraggia sempre a sentirsi sicuri delle proprie scelte nel sostenerlo.

Se non volete fare i dittatori ma volete semplicemente dimostrare sul posto di lavoro la vostra dedizione sopra le righe, provate a prendere un caffè dalle macchinette sbuffando e facendo la faccia di quelli affaticati. Attenzione però, quando siete dalla macchinetta, appena esce il caffè fate sempre quelli che sono troppo impegnati per restare li e rientrate subito in ufficio incoraggiando gli altri a farlo.

Se siete studenti vi basterà partecipare sempre a riunioni, assemblee e iniziative, senza per forza capirci qualcosa, basterà che vi facciate vedere. La vostra presenza servirà a chi si fida di voi a tranquillizzarsi sul fatto che lui può evitare di partecipare, tanto ci siete voi che partecipate a tutto. Continuare a ignorare resterà quindi un comodo confort.

La “verità” tira più di un pelo di figa

È importante millantare sempre il fatto di raccontare la verità, questo perché chi ha un minimo di cultura sa che le opinioni sono considerazioni basate su fatti che, in un dialogo costruttivo, sono sempre pronte a mettersi in dubbio.

Chi ama il dialogo e la crescita cerca la verità, non millanta di averla trovata.

Notate bene come molti siti di pseudo informazione ultimamente usano il concetto di “verità” come marchio di garanzia per i propri contenuti. Dire a una persona ignorante che gli si dice la verità accomoda la sua voglia più grande di non approfondire e il suo timore più grande di mettersi in dubbio. Il concetto è che chi ha la verità in mano farà in modo che tu pensa di non aver bisogno di altro. Verità significa vittoria per molti.

Sono tante le persone ignoranti che scelgono di non sapere perché abituate sempre a vincere o perché, al contrario, condannate dalla società ad essere sempre il perdente di turno. La convinzione di avere in mano la verità è l’illusione più grande di vincere.

Sorridete quando parlate del “nemico” e siate seri quando parlate di voi

Tenete sempre a mente che il linguaggio del corpo comunica molto di più che il linguaggio verbale, per questo un semplice sorriso che ironizzi ad esempio su un attacco subito trasmetterà la vostra apparente tranquillità trasformando l’attacco in un flop, almeno apparente.

Tutto cambia invece quando parlate di voi. In questo caso siate sempre seri così da accarezzare la sicurezza di chi vi segue sul fatto che prendete molto sul serio la fiducia riposta in voi.

Mostratevi vicini dando a tutti qualcosa di voi da poter esporre

Questo consiglio si avvicina molto al discorso di propaganda politica, lo accennerò senza approfondire molto. In tempi passati tutti i dittatori si facevano vedere mentre compievano azioni normali, appartenenti “al popolo”. In questo modo anche il contadino della terra più remota aveva la certezza che chi parlava a nome suo avesse l’idea di cosa significhi essere contadino. Oggi le cose sono leggermente cambiate e mostrarsi “contadino” non paga più come una volta, bisogna aggiungerci qualcosa.

Prendendo come esempio alcuni leader politici che si fanno vedere indossando divise, magliette con loghi di associazioni ecc…potete vedere la tecnica di prima applicata sul lato pratico. A questa tecnica si è aggiunta la possibilità di regalare un “gadget” della propria immagine grazie a uno strumento moderno: il selfie.

Quando il vostro leader o capo preferito affianca la sua immagine alla vostra tecnicamente vi regala la possibilità di poter millantare con gli altri di non essere più da soli nelle proprie convinzioni. Una mossa questa che costa poco a chi vuole ottenere potere e, in caso di vicende negative, può essere sempre inquadrata come “una semplice foto”.

Attenzione però, il selfie non appartiene solo ai leader politici. Anche durante un evento di firmacopie l’artista di turno è in un certo senso “obbligato” da logiche di marketing a una foto con voi che in quel momento ignorate che quel sorriso di fronte alla fotocamera, forse, non aveva alternative, come la scelta di fare una foto.

Cosa pensereste se una volta acquistato il cd del cantante preferito gli chiedete una foto dopo l’autografo e lui risponde di no?

Per non cadere nelle illusioni, campo perfetto per far proliferare l’ignoranza, pensate sempre alle possibili alternative.

Chi ignora è convinto di sapere tutto, assecondatelo dicendogli sempre “o no?” alla fine di ogni concetto

Quando parlate con un ignorante tenete sempre a mente che la sua convinzione di sapere tutto è seconda solo al suo orgoglio.

Se si trova quindi di fronte a un ragionamento a cui non saprebbe rispondere si troverebbe quindi in seria difficoltà in quanto dovrebbe rinunciare al suo orgoglio di essere dotto e alla sua convinzione di non aver bisogno di sapere altro. Non lasciatelo mai con concetti sospesi ma chiudete i vostri ragionamenti con domande del tipo “o no?”.

Una semplice domanda del genere porterà la persona che vi ascolta ad affidarsi al suo orgoglio e al suo sapere e questo darà come risultato che accetterà le vostre parole come verità pur di non scardinare tutto il resto (convinzione e orgoglio).


Ecco i 7 trucchi che ti suggerisco per usare l’ignoranza altrui per trasformarla in potere per se stessi. Fai sempre caso però a una cosa, ignoranti non si nasce ma lo si diventa perché esserlo è una scelta non una condizione. La libertà nella vita è sempre il poter scegliere e uscire dall’ignoranza è una scelta indubbiamente lecita.

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Classe 86, Creativo & Autodidatta. Creatore e autore di novabbe.com, nella vita di tutti i giorni godo di riflessioni continue e curiosità cronica. Amo la libertà, la consapevolezza e la satira.