290 persone. 28 minuti di volo. Zero sopravvissuti.
Il 3 luglio 1988, il volo Iran Air 655 decolla dall’aeroporto di Bandar Abbas con destinazione Dubai. A bordo ci sono 290 persone: 274 passeggeri e 16 membri dell’equipaggio, prevalentemente iraniani, ma anche cittadini emiratini, indiani, pakistani, jugoslavi e un italiano. Il volo dura, normalmente, 28 minuti.
Sette minuti dopo il decollo, l’aereo viene colpito da missili lanciati dall’incrociatore missilistico USS Vincennes della Marina degli Stati Uniti. Non sopravvive nessuno.
Il governo americano definì l’accaduto “un tragico e deplorevole incidente.” L’Iran lo definì un crimine deliberato. Né l’una né l’altra posizione fu mai definitivamente risolta in sede giudiziaria.
L’episodio avvenne alla fine della guerra Iran-Iraq, iniziata nel 1980, durante la quale gli Stati Uniti avevano fornito supporto all’Iraq sotto forma di denaro, intelligence e forniture. La Marina americana era presente nel Golfo Persico con compiti di scorta alle navi mercantili.
Le tensioni erano già altissime: nel maggio 1987, un jet iracheno aveva colpito per errore la USS Stark, uccidendo 37 marinai americani. Nell’aprile 1988, la USS Samuel B. Roberts fu danneggiata da una mina attribuita all’Iran.
La mattina del 3 luglio, la Vincennes era impegnata in scontri a fuoco con motovedette iraniane nel Golfo. In quel contesto, il volo 655 decollò da Bandar Abbas.

Cosa accadde: i fatti documentati
Il volo 655 era assegnato al corridoio aereo commerciale “Amber 59”. Stava trasmettendo il codice transponder corretto per gli aerei civili (“Mode 3”) ed era in comunicazione radio con le torri di controllo del traffico aereo.
Secondo il rapporto ufficiale dell’ammiraglio Fogarty (l’indagine interna della Marina) il sistema Aegis della Vincennes aveva rilevato correttamente il transponder civile dell’aereo. Tuttavia, un segnale militare “Mode II” proveniente presumibilmente da un F-14 a terra venne erroneamente associato all’aereo in volo.
I dati registrati dalla stessa nave confermarono in seguito che il volo 655 stava salendo di quota, si trovava nel corridoio aereo assegnato e trasmetteva il codice civile corretto.
L’aereo non rispose alle comunicazioni radio della Vincennes, ma le indagini successive indicarono che l’equipaggio civile, probabilmente, non stava monitorando le frequenze militari sulle quali i messaggi venivano trasmessi.
Il capitano Rogers, ritenendo l’aereo una minaccia imminente, ordinò il fuoco. Due missili SM-2 colpirono il volo 655 a 13.500 piedi di quota, a circa 8 miglia nautiche dalla nave.

Le versioni contrastanti e i fatti accertati dopo
Nell’immediato, alcune dichiarazioni ufficiali americane si rivelarono inesatte. Un rapporto della Marina del 28 luglio 1988 smentì le prime comunicazioni: l’aereo stava salendo, non scendendo, e si trovava nel corridoio aereo stabilito.
Nel 1992, un’inchiesta giornalistica di Newsweek ottenne documenti che collocavano la Vincennes dentro le acque territoriali iraniane al momento dell’abbattimento, circostanza poi confermata nel rapporto Fogarty e ammessa pubblicamente dall’ammiraglio Crowe nel 1992.
Nonostante ciò, l’equipaggio della Vincennes ricevette il Combat Action Ribbon al termine del servizio.
Il capitano Rogers fu insignito della Legion of Merit per la sua condotta come comandante dal 1987 al 1989. La citazione ufficiale non faceva menzione del volo 655. Il Dipartimento della Difesa precisò che i riconoscimenti si riferivano all’intero periodo di servizio.
Nel maggio 1989, l’Iran presentò ricorso contro gli Stati Uniti alla Corte Internazionale di Giustizia. Nel 1996 le due parti raggiunsero un accordo: gli USA pagarono 61,8 milioni di dollari alle famiglie delle vittime, senza tuttavia ammettere alcuna responsabilità legale.
In Iran, la convinzione diffusa che l’attacco fosse stato deliberato contribuì (secondo alcune analisi) alla decisione di accettare il cessate il fuoco con l’Iraq nell’agosto 1988, per timore di un coinvolgimento diretto americano nel conflitto.

Il volo 655 rimane, a quasi quarant’anni di distanza, uno degli episodi più controversi della storia militare americana nel Golfo Persico. Le cause (errore umano, pressione di combattimento, limiti tecnologici, procedure inadeguate) sono documentate. Le responsabilità ultime non furono mai formalmente attribuite da alcun tribunale.
I 290 morti restano un fatto.
Fonti: aeroxplorer.com / cnn.com / history.navy.mil / wikipedia.org / britannica.com / icj-cij.org

















