Crescendo la poesia che abita il nostro cuore e percorre le nostre sinapsi cambia ed evolve. Si potrebbe dire che invecchia, di fatto si adatta al tempo che viviamo, così da non renderci alieni del nostro stesso corpo. Giovanni Pascoli tirò fuori il concetto del “fanciullino“, la voce nascosta nel profondo di ciascun uomo, che si pone in contatto con il mondo attraverso l’immaginazione e la sensibilità (cit. Wikipedia).

Ascoltando il primo disco di Wilde, giovane artista Salentino ed attualmente sito a Milano, si scorge come anche l’amore che proviamo e vediamo evolvere dentro di noi abbia un’identità che scinde dall’età, se gliene si da la possibilità.

Se Giovanni Pascoli ha dato vita al fanciullino, sarebbe simpatico affiancare l’idea che Wilde (all’anagrafe Michele Wilde) possa aver creato il concetto di amorino, termine che nasce nella stessa data del contenuto che stai leggendo. Ma cosa si intende per amorino? È amorino quel sentimento giovane capace di dipingere la realtà con i colori dei sogni, di soffrire per una persona senza la minima possibilità di uscirne senza, di vivere l’amore con la poesia della giovinezza e la spensieratezza dell’inesperienza.

Coincidenze, il titolo del primo brano di Wilde, sembra essere quindi una lettera d’amore che la coscienza scrive all’amorino. Immaginate il vostro Io adulto che parla al vostro Io fanciullo, come per creare un contatto che diventi la finestra su una visione dei sentimenti meno pratica e più adatta a far sopravvivere lo spirito quando si ritrova circondato da sola razionalità.

Coincidenze è un brano synth pop capace di far commuovere anche il più orco dei millennials. Il testo è una vera e propria poesia. Nessun termine messo lì “perchè ci sta bene”, nessuna ripetizione volta a rendere il concetto martellante come fosse un grido tribale qualsiasi.

Wilde dimostra, sin da subito, di saper far musica al punto tale da crogiolarsi nel lusso di preoccuparsi solo di tirar fuori, senza alterazioni, ciò che sente di avere dentro. Le nostre anime sono fatte per parlarsi, per questo amiamo il prossimo. Quando un musicista lascia spazio all’anima, togliendola dall’ansia di arrivare con la propria musica, solitamente la stessa ne giova in termini tangibili, come dita che si bagnano per asciugare lacrime fugaci.

Ecco il testo di Coincidenze di Wilde

Non sono fatti per partire i treni
Solo per arrivare
Ed io mi sono costruito addosso una stazione
solo per aspettare
Per aspettare te e il tuo cuore pendolare, ma per quanto tempo?
Perchè io possa aspettarti anche tutto l’etero
e poi all’eterno aggiungere un giorno, sperando sia davvero come dice Nietzsche che non finisce

Per noi no
Non ci basterebbe un’era
Neanche un’altra vita intera
Non ci basterebbe un’ora un giorno, un’altra sera no

Per noi no
Non ci basterebbe un’era
Neanche un’altra vita intera
Non ci basterà la neve estiva, un’altra sera no

Per noi

La nostra storia è un pugno in pancia, una menzogna, una svastica sui muri di Bologna
Io una sera di pioggia tu una notte in spiaggia
Insomma insieme siamo gabbia, siamo rabbia, abbracciarci ci fa male come sabbia che ci graffia

Calamita o calamità
Attirarsi nord e sud la terra piatta
C’è sempre una bugia nella verità
C’è sempre una poesia nei tuoi bla bla bla
E quasi sempre acqua sotto la sabbia

Per noi no
Non ci basterebbe un’era
Neanche un’altra vita intera
Non ci basterebbe un’ora un giorno, un’altra sera no

Per noi no
Non ci basterebbe un’era
Neanche un’altra vita intera
Non ci basterà la neve estiva, un’altra sera no

Ha ragione Wilde, non sono fatti per partire i treni.

Wilde dimostra una dimestichezza con il Synth e la composizione in generale davvero notevole. Sulle pagine di Novabbe.com è già stato protagonista poiché autore della musica creata per la Trappizzica.

Fonte: Spotify