No, nonostante lo dica anche il Time, il 2020 non è stato l’anno peggiore della storia dell’uomo, sempre che a quest’uomo interessi la storia.

L’ultima Pandemia che l’umanità ricordi, avvenuta intorno al 1918, ha causato molte più vittime e disagi. Se da quest’anno togliessimo il Coronavirus, cosa vi da la sensazione che sia stato il peggiore anno nella storia dell’uomo? Ecco, l’esempio del 1918 con l’influenza spagnola serviva proprio a questo, a farti riflettere che un’epidemia più di 100 anni fa avrebbe causato, probabilmente, un numero di vittime da Covid-19 decuplicato rispetto a quello che conosciamo.

Il problema del 2020 è stato accorgersi di quanti agi sottovalutati o scontati si avevano prima della pandemia. Se ci pensi, puoi essere o incazzato con tutti, o cosciente con te stesso. Condividi il Tweet

Nella storia dell’uomo c’è stato però un anno che è stato senza dubbio molto peggio del 2020, o del 1918.

L’anno più brutto della storia dell’uomo è stato il 536, almeno secondo Michael McCormick, storico e archeologo a capo della Harvard University Initiative for the Science of the Human Past.

anno 536

Ma cosa successe nel 536 di così terribile?

Un disastro senza precedenti. Procopio, che era uno storico bizantino, scrisse  «Il sole emetteva la sua luce senza splendore, come la luna, durante tutto l’anno». Questo perché se fossi vissuto in quell’anno ti saresti ricordato che una mattina, in Europa, Medio Oriente e in alcune parti dell’Asia, uscito da casa avevi visto solo nebbia, fitta e senza perdono.

La nebbia fittissima durò in tutto 18 mesi, quindi ben più di un anno, lasciandosi dietro dei disagi unici nella storia.

Pensate ad esempio all’agricoltura, cosa successe a tutte le piante che non ricevettero la luce necessaria per fiorire e crescere come al solito? Come sono sopravvissute, a che costo? La temperatura dell’estate 536 sembra che scese di almeno 2,5 gradi, provocando quella che fu un’estate molto fredda rispetto al solito, con conseguenti disagi nel mondo dell’agricoltura e della vita in genere.

Interi raccolti furono persi in aree vastissime, condannando animali e umani alla morte per mancanza di viveri.

Nel 536, se eri povero come la maggior parte della popolazione, saresti potuto morire in un giorno qualunque, guardando un cielo che non saresti riuscito a vedere, soffrendo con la vista annebbiata da una nebbia che non passava mai, con lo stomaco vuoto e vicino al cedere. Non esistevano metodi di conservazione per i cibi come quelli odierni o mezzi di trasporto capaci di trasportare in una determinata parte del mondo ciò di cui si aveva bisogno.

Se mancava il raccolto sotto casa, mancava tutto.

Ma come si conoscono le vicende dell’anno 536?

Grazie alla paleoglaciologia e alle scienze affini. Studiando gli strati di ghiaccio risalenti a quegli anni si è notato come fosse insolitamente freddo. Il tutto è attribuibile, sembra, a una violenta ed enorme eruzione di un vulcano situato in Islanda. Quando un vulcano erutta, sputa zolfo, bismuto e altre sostanze nell’atmosfera, dove formano un velo che riflette la luce del sole nello spazio, raffreddando il pianeta.

Solo diversi anni dopo questi materiali si depositarono del tutto sul suolo e diedero al nostro pianeta la possibilità di respirare nuovamente, senza nebbia e con temperature nella norma.

Vivere in quell’anno sarebbe stata una lenta apocalisse, ben lontana dalle costrizioni di cui molti si lamentano mentre oziano sul divano.

Fonte: sciencemag.org